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Va dichiarata in sede di partecipazione la risoluzione disposta in danno del concorrente, indipendentemente dalla natura bonaria o amichevole della stessa

21 Dicembre 2017 | ,

Consiglio di Stato

Requisiti: Grave negligenza o malafede ed errore grave
 

A mente del combinato disposto dell’art. 38, comma 1, lett. d) e dell’art. 38, comma 2, d.Lgs. 163/2006, la dichiarazione mendace del conncorrente in merito alle pregresse risoluzioni contrattuali disposte nei suoi confronti è una ragione autonoma – e sufficiente - per disporne l’esclusione dalla procedura, a prescindere dalla qualificazione della natura - “bonaria” o “amichevole” – della risoluzione “taciuta”.

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