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Sull’interpretazione del bando di gara: in claris non fit interpretatio

14 Settembre 2017 |

Cons. St.

Bando di gara
 

Nell’interpretazione delle clausole di un bando di gara deve darsi prevalenza alle espressioni letterali in esso contenute, escludendo ogni integrazione interpretativa che ingeneri incertezze nell’applicazione. L’interpretazione degli atti amministrativi, ivi compreso il bando, infatti, soggiace alle stesse regole dettate dall’art. 1362 e ss. c.c. per l’interpretazione dei contratti, tra le quali assume carattere preminente quella collegata all’esegesi letterale, in quanto compatibile con il provvedimento amministrativo. Gli effetti degli atti amministrativi, pertanto, devono essere individuati solamente in base a ciò che il destinatario, dalla lettura degli stessi, possa ragionevolmente intendere. Ciò anche in ragione del principio costituzionale di buon andamento che impone alla pubblica Amministrazione di operare in modo chiaro e lineare, sì da fornire ai cittadini regole di condotta certe e sicure, soprattutto quando dall’applicazione delle stesse possano derivare conseguenze pregiudizievoli per i destinatari. Soltanto in presenza di una equivoca formulazione della lettera di invito o del bando di gara può, dunque, ammettersi un’interpretazione diversa da quella letterale ma, pur sempre, rispettosa dei principi del favor partecipationis e della par condicio competitorum.

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