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Il futuro del Codice dei contratti pubblici al vaglio del Comitato di esperti per il rilancio dell’economia italiana nel periodo post emergenza

10 Giugno 2020 | Codice dei contratti pubblici (nuovo)

Il Comitato di esperti in materia economica e sociale ha presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri il rapporto “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022contenente una serie di obiettivi e di iniziative per il rilancio “post crisi Covid-19”.

Da quanto si evince dalla premessa del rapporto, l’obiettivo dell’insieme delle iniziative proposte sarebbe quello di accelerare lo sviluppo del Paese e di migliorare la sua sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con gli obiettivi strategici definiti dall’Unione europea (“A roadmap for recovery. Towards a more resilient, sustainable and fair Europe).

 

All’interno del rapporto, le infrastrutture (e la loro sostenibilità ambientale) vengono definite come “volano del rilancio”.

In merito al “Piano straordinario di rilancio delle infrastrutture” viene constatato che gli investimenti infrastrutturali soffrono di lentezze e resistenze burocratiche che non permettono la tempestiva realizzazione delle opere, frenando la crescita del Paese. Viene preso nota, inoltre, del fatto che, venga spesso citata, quale “modello virtuoso di quanto si dovrebbe fare sempre”, la ricostruzione del “Ponte di Genova”. Il Comitato, tuttavia, evidenzia opportunamente la particolarità e la singolarità del caso, rilevando l’urgenza di “rimuovere gli ostacoli esistenti all’effettiva e rapida realizzazione delle opere, soprattutto quelle di carattere strategico”.

 

Ciò posto, nelle “Schede di lavoro” allegate al rapporto, vengono delineate in maniera più dettagliata proposte e azioni specifiche per il futuro del Codice dei contratti.

Come obiettivo principale viene individuato quello di «identificare chiaramente le infrastrutture “di interesse strategico” e creare un presidio di esecuzione che garantisca la rimozione di ostacoli alla loro realizzazione», obiettivo che sarebbe raggiungibile attraverso una semplificazione dell’applicazione del Codice ai “progetti di natura infrastrutturale”.

Come proposta generale il Comitato delinea la possibilità di:

  1. applicare le direttive europee alle infrastrutture di interesse strategico;
  2. integrare le stesse direttive per le sole porzioni in cui non risultino auto-applicative;
  3. rivedere parallelamente la normativa in un nuovo Codice basato sui principi delle direttive europee.

 

A detta del Comitato la riscrittura complessiva del Codice, nonostante richieda tempi non brevi che mal si conciliano con la necessità di rilancio immediato delle infrastrutture, nel lungo periodo rappresenta l’alternativa più efficiente: solamente la sua riscrittura costituirebbe infatti il “luogo naturale per il complessivo bilanciamento di principi/interessi” tra cui vengono ricordati quello della legalità e quello dell’efficienza.

Viene rilevato che ogni volta in cui è stato privilegiato solamente uno di questi interessi si è ottenuto un immediato effetto positivo lungo quella singola direttrice, poi rapidamente compensato da una reazione opposta. In tal senso viene ricordato come gli interventi tesi alla accelerazione delle “grandi opere”, forzando in modo significativo passaggi o competenze, hanno spesso portato a significative reazioni in sede contenziosa. Allo stesso modo, norme speciali o emergenziali e commissariamenti non conducono a risultati positivi concreti se non in casi condizionati da alti livelli di pressione sociale (i due esempi riportati sono quelli di Expo2015 e del Ponte di Genova).

 

Rivedere il Codice vigente (tramite la suddetta strategia), invece, a detta del Comitato, potrebbe far ottenere (almeno) i seguenti vantaggi:

  1. la creazione immediata di un canale efficiente per le opere strategiche;
  2. una più netta distinzione tra concessione e appalto e tra i settori ordinari e quelli speciali ;
  3. la “messa alla prova” del modelloDirettiva + integrazione minima”, che, ove avesse esito positivo, potrebbe essere semplicemente esteso senza bisogno di un nuovo Codice;
  4. l’inserimento del regime particolare nel processo di riscrittura di quello generale.

 

Per un maggior approfondimento in tema di emergenza sanitaria e misure anti-covid19 nell'ambito di Appalti e Contratti pubblici v. Speciale Coronavirus

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